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  • 01/09/2010 News
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Kendo - Storia




Kenjutsu Machidojo in Giappone - Periodo Meiji (1870-1900)

 

Il Kendo è uno degli sport tradizionali del Giappone, derivante dall’arte marziale del kenjutsu, ovvero l’antica arte delle spada praticata dai samurai. Solo una parte delle tecniche fondamentali del ken-jutsu sono state codificate per creare il Kendo.


Takasugi Shinsaku fotografato da Ueno Hikoma nel 1866


Ken significa “Spada” e Do significa “Via”, perciò Kendo significa la “Via della Spada




Kanji della parola Kendo



Tre grandi maestri hanno segnato l’epoca Edo (1603-1887): Zesuiken Iba, Kanshin Teranishi e Tadaki Ono.Tutti e tre hanno modificato la pratica del ken-jutsu (a causa di un grande numero di infortuni) introducendo l’utilizzo di un’armatura di protezione durante gli allenamenti (in particolare per la testa, le spalle e il tronco).

Nel XVIII secolo Chuta Nakanishi portò delle innovazioni sia nell’ambito delle armi che quello delle protezioni. In effetti propose ai suoi allievi di portare i kote (per proteggere i polsi) del do (per proteggere il petto) e l’uso di una spada finta, lo shinai (spada costituita da quattro pezzi di bambù fissati con strisce di cuoio).


Punti da colpire nel Kendo



Shinai


Nel 1760 esistevano quindi tre tipi di spade: la katana, il boken e lo shinai.
Con la fine del periodo feudale l’utilizzo della spada in pubblico nella capitale Kyoto fu proibito, cosa che frenò considerevolmente l’evoluzione del Kendo. Nonostante ciò numerose persone hanno continuato a praticare i differenti stili.

Se il Kendo ha potuto sopravvivere è grazie alla polizia e in particolare grazie a
Kenkichi Sakakibara (1830-1894).



In effetti fu lui che organizzò numerose dimostrazioni per attirare l’interesse del pubblico a questa pratica. Nel 1891 il Kendo fu introdotto nelle scuole. Nel 1909 Noboru Watanabe fondò il primo college della federazione di kendo e nel 1928 nacque la Federazione Generale di Kendo. Il suo primo presidente eletto fu il maestro Matsataro Fukuda.


Coppia di Kendoka negli anni 20


Luoghi per la pratica del Kendo
Il luogo tipico per l’esercizio del kendo è il dojo, anche se in molte occasioni esso è sostituito dal tipico palazzetto dello sport. Tuttavia l’unica vera reale prerogativa è la presenza di un parquet pulito e necessariamente elastico, per favorire il distintivo movimento del kendoka che batte il piede di spinta a terra (fumikomi-ashi).

Le forme di base: I Kata
Esistono 10 forme del kendo giapponese (nihon kendo kata), esse vengono eseguite col bokuto ed includono le tecniche fondamentali di attacco e contrattacco ed hanno applicazione generale nel Kendo. A volte il bokuto può essere sostituito da una spada vera ma con lama smussata (kata-yo). I kata che vanno dal primo al settimo sono eseguiti dai due praticanti con due bokuto lunghi 102 cm (tachi), i restanti invece sono eseguiti con uno dei contendenti che utilizza il bokuto lungo e l’altro che invece impugna un bokuto corto della lunghezza di 55 cm (shoto). Durante la pratica i due kendoka rivestono rispettivamente il ruolo di maestro (uchidachi) e allievo (shidachi). Il maestro effettua sempre la prima mossa in ogni kata e rappresenta la parte “sconfitta” nell’esecuzione della tecnica, permettendo cosi all’allievo di acquisire confidenza nei propri mezzi.

Le pratiche con lo shinai
Nel moderno kendo sono previsti “tagli” e “colpi”; i tagli sono permessi solo in specifiche aree del corpo, mentre i colpi sono previsti solo ed unicamente alla gola (tsuki).



Tuttavia siccome uno tsuki portato male può infortunare il collo dell’avversario, questo tipo di attacco è effettuato solo dai kendoka più esperti. Esistono diversi tipi di pratiche che i kendoka effettuano con lo shinai, esse sono:

Kiri-kaeshi: effettuare tagli in rapida successione a sinistra e destra del men, con l’obiettivo di prendere confidenza con le distanze e come allenamento per rafforzare lo spirito e sviluppare reattività e resistenza.

Waza-geiko: waza o pratica di tecniche, in cui uno studente mette in atto le tecniche del kendo nei confronti di uno sparring partner.

Kakari-geiko: breve ed intensa pratica di attacco volta ad insegnare un’alta concentrazione e allerta, tesa anch’essa a fortificare il kendoka e a sviluppare resistenza allo sforzo.

Ji-geiko: combattimento vero e proprio in cui il kendoka ha l’occasione di mettere in pratica ciò che ha imparato.

Gokaku-geiko: pratica tra due kendoka che hanno lo stesso livello di abilità.

Hikitate-geiko: pratica in cui un kendoka esperto allena un kendoka novizio.

Shiai-geiko: pratica di combattimento che può essere anche arbitrato.

La competizione vera e propria
Nella competizione (shiai) del Kendo un punto è attribuito solo ed unicamente se l’attacco è portato in modo fermo e corretto ad un punto ben preciso (datotsu-bui) con ki-ken-tai-ichi, ovvero con l’unione di spirito, spada e corpo. Ciò significa che affinché un attacco abbia successo, lo shinai deve colpire il punto designato, il contatto dello shinai deve essere simultaneo con quello del piede dell’attaccante col pavimento e il kendoka deve emettere la tipica espressione vocale di kiai che dimostra la presenza di buon spirito. Si ritiene inoltre fondamentale anche la direzione del movimento con cui lo shinai arriva al bersaglio e la presenza di un’alta concentrazione anche durante e dopo il colpo (zanshin) in modo tale che il kendoka sia pronto ad attaccare di nuovo. Nella competizione ci sono tipicamente tre arbitri, detti shinpan, i quali mantengono nelle due mani rispettivamente una bandiera bianca ed una rossa. Il punto è segnalato da uno shinpan alzando la bandiera corrispondente al colore del fiocco vestito dal kendoka che ha segnato un punto. Chiaramente affinchè sia attribuito un punto è necessario che almeno due dei tre shinpan siano concordi nel giudizio. Il combattimento termina quando un kendoka raggiunge due punti; nel caso in cui si raggiunga il tempo limite prima che nessuno sia arrivato a due se un kendoka è in vantaggio gli è attribuita la vittoria, altrimenti in caso di parità possono essere seguite diverse opzioni, quali il dichiarare un pareggio, estendere il tempo limite oppure designare il vincitore attraverso un arbitrato degli shinpan.

I gradi
Come in tutte le arti marziali esiste un sistema di gradi che certifica a livello internazionale le abilità del kendoka. I gradi vanno dal primo dan (shodan), ovvero il primo livello d’apprendimento, al decimo (judan); al di sotto del primo dan c’è un’ulteriore suddivisione in kyu. I livelli più alti di kendo sono conseguiti con esami molto difficili, alcuni dei quali prevedono anche una prova scritta, basti infatti pensare che l’ottavo dan (hachi-dan) è raggiunto da circa l’1% di coloro che sostengono l’esame. Il nono e il decimo dan sono attribuiti in via speciale a maestri che nel corso della propria vita hanno saputo cogliere la vera essenza del kendo, anche se ultimamente la federazione internazionale di kendo non ha attribuito alcun titolo speciale e per questo motivo restano pochi nono dan viventi. Un grande maestro che nel corso della sua vita seppe perfezionarsi fino a raggiungere il più alto dan fu Moriji Mochida (1885 - 1974)